Armani Jeans Milano-Carife Ferrara 71-66
lunedì, 19 ottobre 2009
Armani Jeans Milano-Carife Ferrara 71-66 (20-16); (39-40); (56-54)
Armani Jeans Milano: Acker 14, Mancinelli 7, Hall 10, Maciulis 4, Mordente 5, Finley 11, Bulleri 2, Rocca 4, Petravicius 14; Cacace e Beard ne. All.re Bucchi
Carife Ferrara: Jamison 8, Farabello 12 (5 recuperi), Nnamaka, Salvi 2 (9 rimbalzi), Jackson 12, Mazzola, Sacchetti 2, Grundy 23 (8/13 da due, 6 rimbalzi, 4 assist), Sangarè 7; Borsato, Zanelli, Rizzo ne. All.re Valli
Potete tranquillamente chiamarla “la maledizione di Milano”. Sembra destino, ma da quando la Carife ha incrociato l’Olimpia l’anno scorso, sono state solo dolorose sconfitte all’ultima curva.
Ma quella di ieri è una sconfitta, ammettiamolo, con un minimo sindacale di retrogusto amaro. Poteva andare diversamente; con un pizzico di lucidità in più poteva starci lo scalpo illustre, perché mai la Carife ha dato l’impressione di essere fuori dal match. Poteva, e non è andata. Ma giocarsela alla pari contro lo strapotere fisico e tecnico dell’Armani Jeans è, al di là di tutto, un segnale di solidità.
Da una parte c’era Milano ferita, dopo il brutto esordio nel derby con Varese. Dall’altra Ferrara malconcia, con diversi uomini in condizioni precarie. Non si è visto all’inizio, complice l’orgoglio. Forse si è visto nel finale, quando la Carife si è trovata in affanno mentalmente. Nei momenti decisivi Grundy era esausto, e Jackson ha forse pagato il contraccolpo della seconda partita in un altro mondo dopo gli applausi dell’esordio. E non è bastata l’astuzia sublime di Farabello. Ma poco male: è una di quelle sconfitte dalla quale si costruisce il futuro.
Molte domande alla palla a due. Come starà Grundy? Anthony parte con due zingarate di energia e mestiere nel cuore dell’area (sarà per tutta la partita il bianconero più ispirato in attacco). Sangarè sentirà l’emozione? Yohann alla prima palla utile spara la bomba (poi sarà difesa arcigna). Morale, alle prime risposte la Carife è avanti 8-2. Poi l’Armani Jeans si sistema, trova nel piano partita la costante palla dentro per Petravicius, e il lungo lituano strascina i suoi al contro-parziale: 12-10 Milano. Ferrara perde un po’ di ritmo, rifiuta qualche tiro aperto per cercare l’extra pass, e la squadra di Bucchi prende le redini della partita.
Dopo il primo mini intervallo Valli prova a mandare in campo i tre lunghi per contrastare la fisicità sotto canestro dell’Olimpia. La trovata non funziona, anche perché Milano va in contropiede, e prova la fuga: 24-16. Jackson, pericolo pubblico numero uno, viene costantemente messo sotto pressione in difesa: i vari Mordente, Acker e Mancinelli lo attaccano. Lui si becca il secondo fallo, e per paura del terzo allenta un pelo l’aggressività; brutto affare per Ferrara. Ma il Club non ha paura, e non arretra: Grundy, animale da parquet, piazza un paio di canestri nelle vicinanze del ferro; Farabello va con la specialità della casa, il recupero, e infila anche una bomba dall’angolo su palla vagante. Guarda un po’: Carife di nuovo avanti (34-33). Acker risponde subito, ma nel complesso – paradosso – sono i bianconeri a sembrare più scafati.
Secondo tempo di nervi ed errori, da ambo le parti. Milano allunga la difesa, Hall al solito la mette da fuori, mentre la Carife affretta qualche conclusione. La grinta di Sacchetti sembra non bastare, l’Armani Jeans al 27° va al massimo margine (56-47). Appena il tempo di preoccuparsi, che Farabello prima, Jackson poi, piazzano le triple che riportano la sfida in perfetto equilibrio. Poi, ovviamente, c’è “san difesa” a tenere Ferrara ben avvinghiata al match.
Gli ultimi dieci minuti sembrano un lungo ciapa no, in perfetta tradizione meneghina. Salvi fa una gran confusione in attacco, ma poi dietro ripulisce l’area, quindi chi lo toglie?! Mordente si immola su Jackson: Luke prova a prendere in mano la squadra, ma la lucidità difetta. Allora è l’indomito Grundy a segnare con le penetrazioni. Il fatto è che, avanti 60-58, la Carife avrebbe diverse occasioni per spaccare la partita; il ferro sputa con regolarità prima la bomba di Farabello, poi il sottomano di Jackson.
A 120 secondi dal termine è ancora perfetta parità a quota 63. Finley da due, Farabello da tre. Sarà l’ultimo vero sussulto bianconero, perché poi Ferrara perderà due palloni sanguinosi. A 40 secondi dalla sirena ci sarebbe ancora spazio per impattare: sotto di tre e palla in mano. Si va ad un tiro rapido da fuori per avere l’eventuale ultima azione, ma il tentativo dall’angolo di Sangarè, manco a dirlo, trova solo il primo ferro. Per chiudere il cerchio, sulla successiva eccellente difesa di squadra con tiro maldestro di Milano, è Finley (il più piccolo in campo) a strappare l’ultimo rimbalzo partita.
Non ci sono ancora commenti per questa notizia
Puoi lasciare un commento, sottoscrivere il feed RSS o inviare un trackback.














